Mettere a norma uno stemma

COME METTERE A NORMA UNO STEMMA CIVICO
Prima di inoltrarci nella spiegazione di come si mette a norma uno stemma, secondo le vigenti leggi italiane, sarà bene fare una premessa. Sul sito ufficiale del Governo Italiano si parla quasi sempre di “Emblema” e non di “Stemma”. Salvo poi usare la parola “Stemma” nella pagina dedicata alle “Caratteristiche tecniche degli emblemi araldici”, ma non nel proseguo della esposizione. Infatti:

 

Caratteristiche tecniche degli emblemi araldici

Le caratteristiche tecniche degli emblemi sono dettate dall’art. 5 del dpcm 28.01.2011.

Elementi dello stemma di un Ente:

Lo stemma è costituito da uno scudo e, nel caso di province e di comuni insigniti del titolo di città, e di comuni, da una corona collocata al di sopra dello scudo stesso. Oltre ad essere elemento di completezza dello stemma, la corona indica con la sua forma il grado di appartenenza dell’Ente.

Vedi: http://www.governo.it/Presidenza/onorificenze_araldica/araldica/caratteristiche_tecniche.html

A questo punto sarà bene dare il giusto significato ai termini araldici in oggetto.

Cos’è uno stemma? Lo stemma, parola greca στέμμα (stémma), ovvero “corona”, è l’insieme, la composizione di uno scudo e dei suoi ornamenti esteriori a esso. Quando parliamo di uno stemma indichiamo una insegna simbolica con la quale individuiamo una nazione, un comune, una provincia o un casato. Risulta a questo punto molto chiaramente che lo scudo è l’elemento necessario affinché questa figura araldica sia denominato “stemma”.

Cos’è allora un’emblema?

La parola Emblema deriva dal greco ἔμβλημα (émblema), composto delle parole ἐν (en) e βάλλω (ballo), ovvero “ciò che è messo dentro”. Dentro a cosa? Nel nostro caso allo scudo! E nel nostro scudo civico cosa ci mettiamo? Smalti, partizioni, figure, ecc. Allora qual’è la differenza tra stemma ed emblema? La differenza tra stemma e l’emblema è che nell’emblema manca lo scudo, ovverogli elementi che lo compongono non sono racchiusi in uno scudo.

Un esempio pratico. Lo Stato Italiano ha uno stemma o ha un emblema? Lo Stato Italiano ha un emblema. Infatti, gli elementi che lo compongono non sono racchiusi in uno scudo!

L’emblema dello stato italiano
Gli elementi sono: la Stella, la Ruota dentata e i rami di ulivo e di quercia Come si può notare, gli elementi che lo compongono non sono racchiusi in uno scudo e, pertanto, correttamente affermiamo che l’Italia ha come simbolo un’emblema.

Lo Stemma dello Stato della Città del Vaticano

Ora rimaniamo geograficamente nella Repubblica Italiana e prendiamo in esame il simbolo dello Stato della Città del Vaticano. Si tratta di uno stemma!

Lo stemma ufficiale della Città del Vaticano è costituito da uno scudo inglese e si blasona così: “di rosso alle chiavi pontificie, una d’oro e l’altra d’argento, decussate, addossate, con gli ingegni traforati in forma di croce in alto, rivolti verso i lati dello scudo e legate da un cordone rosso, terminate in nappe dello stesso; dal triregno papale d’argento, con applicate tre corone d’oro, cimato da un piccolo globo sostenente una crocetta dello stesso, foderato di rosso; dal triregno pendono due infule d’argento, frangiate d’oro e caricate ciascuna da crocette d’oro, che avvolgono le chiavi.”

Infatti i suoi elementi sono racchiusi tutti in uno scudo di tipo inglese.

Ora prendiamo in esame lo stemma del Comune di Brescia.

Si tratta di uno stemma in quando l’elemento principale, il Leone, è racchiuso in uno stemma ovale. Lo stemma della Città di Brescia è a norma secondo la legge vigente? Assolutamente no!

Nello statuto del Comune di Brescia al Titolo I – Disposizioni generali, al paragrafo 4 leggiamo testualmente: “Lo stemma del comune è uno scudo d’argento cimato da una corona con cinque fioroni e quattro punte gemmate. In campo un leone d’azzurro, armato, linguato e codato di rosso con il motto “Brixia Fidelis”.

Interessante. Questa blasonatura deriva da un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 giugno 1925 e che nello Statuto Comunale non è per niente citato. Ora, nel sito del Governo Italiano, è chiaramente affermato che “Lo scudo obbligatoriamente adottato per la costruzione degli stemmi degli Enti destinatari di un provvedimento formale è quello detto “sannitico moderno”; cioè uno scudo rettangolare con gli angoli inferiori arrotondati. Tale scudo deve mantenere una proporzione di 7 moduli di larghezza per 9 moduli di altezza.”

Non solo, ma obbligatoriamente in conformità al d.P.C.M (decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) 28 gennaio 2011 gli enti, territoriali e giuridici, che intendano conseguire ufficialmente stemmi araldici, debbono rivolgersi al Servizio araldica pubblica nell’ambito dell’Ufficio Onorificenze e Araldica.

“L’odierno ordinamento riconosce valore solamente agli emblemi araldici (stemmi, gonfaloni e bandiere e sigilli) delle regioni, delle province, delle città metropolitane, dei comuni, delle comunità montane, delle comunità isolane, dei consorzi, delle unioni di comuni, degli enti con personalità giuridica, delle banche, delle fondazioni, delle università, delle società, delle associazioni, delle Forze armate ed dei Corpi ad ordinamento civile e militare dello Stato. La concessione di essi, è disposta con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri.”

Pertanto, tutti gli stemmi che non hanno le caratteristiche tecniche fin qui illustrate, e muniti di decreti firmati non dai Presidenti della Repubblica Italiana, non sono validi.

Vedi: http://www.governo.it/Presidenza/onorificenze_araldica/araldica/concessione_emblemi.html